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LE VACCINAZIONI DEL CANE E DEL GATTO: MITI E REALTA'

Il vaccino, nella sua concezione originaria, si propone di imitare lo sviluppo dell'immunità acquisita naturalmente mediante l'inoculazione di componenti non patogene, ma ancora immunogeniche, di un determinato microrganismo. 

 Il termine "vaccino" fu coniato da Edward Jenner, medico condotto delle campagne inglesi che alla fine del 1700 rese immune dal vaiolo umano un bimbo iniettandogli una preparazione contenente il ceppo del vaiolo bovino.

Le vaccinazioni sono state una scoperta fondamentale della medicina, hanno avuto un ruolo importantissimo in campo umano e veterinario. I benefici degli ultimi 50 anni di campagne di vaccinazioni del cane e del gatto sono evidenti, ma oggi si è perso di vista l'importanza di questa pratica medica. Pensare che ogni cane ed ogni gatto debba essere vaccinato OGNI anno con TUTTI i vaccini in commercio è un errore gravissimo. Ricordiamoci che la vaccinazione è un atto medico e come tale è un dovere del veterinario valutare il rischio di esposizione e di infezione che effettivamente corre l'animale.

L'attenzione in costante crescita verso le reazioni avverse ai vaccini (ad esempio il fibrosarcoma nel gatto o le malattie immunomediate del cane, come anemia emolitica, poliartrite e trombocitopenia) ha reso necessario una rivalutazione del rapporto rischio/benefici associato alle vaccinazioni annuali del cane e del gatto. Nel 2006, l' American Association of Feline Pratictioner pubblicò un rapporto nel quale gli esperti raccomandavano che i gatti venissero vaccinati contro un solo antigene (nello specifico il parvovirus, agente della panleucopenia) ogni tre anni invece che ogni anno. Molti veterinari criticarono violentemente questa notizia, ritenendo che ogni pratica diversa dalla vaccinazione annuale dei gatti adulti fosse scorretta, irrazionale e pericolosa. Oggi invece, quella raccomandazione di vaccinare ogni 3 anni è ancora valida e anzi estesa ad altri antigeni, quali l'herpesvirus felino tipo 1 e il calicivirus.

E c'è di più! Sempre più studi raccomandano di interrompere la somministrazione abituale delle vaccinazioni annuali di richiamo per i cani adulti (virus del cimurro e parvovirus) e i gatti adulti (parvovirus, herpesvirus, calicivirus). L'incidenza del cimurro e della parvovirosi canina e felina è virtualmente nulla negli animali vaccinati superiori ad un anno di età. Inoltre, la protezione indotta dalla vaccinazione contro questi virus sembra essere efficace per anche 5 o 6 anni.

E' noto invece che i vaccini contro agenti patogeni come Bordetella Bronchiseptica e virus della leucemia felina (FeLV) non proteggono contro queste malattie per più di un anno. E' probabile che le vaccinazioni annuali di richiamo continueranno ad essere consigliate per i soggetti considerati a rischio di contrarre le malattie causate da questi microrganismi. Tuttavia il reale rapporto rischi/benefici della vaccinazione contro FeLV non pare rendere ragione del gran numero di gatti rivaccinati annualmente.

Ma quindi oggi quali sono i vaccini realmente necessari per i nostri animali domestici?

Bisogna stabilire il giusto protocollo vaccinale per ogni cane e gatto, prendendo in considerazione le caratteristiche proprie del soggetto (sesso, età, stile di vita, localizzazione geografica..) e dell'agente infettivo contro il quale si vuole vaccinare.

Per ogni animale, va capito quale vaccino può essere considerato essenziale e quale non essenziale. Per definire questo, va preso in considerazione la possibilità che le conseguenze dell'infezione siano particolarmente gravi (es. parvovirus nel cucciolo di cane e panleucopenia felina nel gattino), che l'infezione sia di natura zoonosica o che la malattia sia così diffusa e facilmente trasmissibile da mettere in concreto pericolo vasti strati di popolazione animale (es: herpesvirus felino e calicivirus).

Quindi, chiedete sempre al vostro veterinario di studiare il piano vaccinale più corretto per il vostro beniamino e se siete in dubbio, prima di rivaccinare, richiedete la titolazione anticorpale; con un semplice prelievo ematico il laboratorio potrà dirvi se gli anticorpi già presenti nel suo organismo sono sufficienti a garantire un'efficace protezione nei confronti del patogeno verso il quale è in dubbio la rivaccinazione.

Chiara Dissegna
Medico Veterinario omeopata

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